“Radici che generano futuro” è stato il talk che si è tenuto venerdì 12 giugno a Roma presso Birra Peroni 1846, e inserito nel programma dell’Incontro d’Estate della Unione Imprese Centenarie Italiane.
Moderato da Maria Rosaria Napolitano (Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università Parthenope di Napoli, oltre che componente dell’Osservatorio Scientifico della Unione) il talk ha visto come relatori Angelo Riviezzo (Leaving Footprints), Daniela Brignone, (curatrice dell’archivio storico e Museo Birra Peroni), Geo Lanza (architetto e docente IED Milano) e Adele Magnelli (ETT – Deda Group).
Il talk ha voluto sottolineare come la valorizzazione dell’heritage possa rappresentare un tratto distintivo per l’azienda, e in particolar modo per le imprese centenarie, depositarie di quel patrimonio materiale e immateriale fatto di storia, cultura, memoria e identità.
“Ci sono ricerche che ci indicano come siano le imprese longeve quelle che valorizzano di più l’heritage – ha esordito Maria Rosaria Napolitano – E nonostante questo fino a poco tempo fa l’heritage era ancora una risorsa della quale migliaia di imprese non erano consapevoli. Oggi vogliamo ribadire quanto sia importante l’heritage per rafforzare l’identità, la longevità aziendale e anche i rapporti con gli stakeholders. In questo contesto, il museo rappresenta uno degli strumenti di heritage più forti”.
“L’heritage non è solo archivio o memoria – ha aggiunto Angelo Riviezzo – Il corporate heritage riguarda anche il futuro, le decisioni sul futuro. Raccontare la storia, da solo, non porta a identificare l’heritage come asset strategico. Dobbiamo attivare la storia e la memoria per farle diventare identità, decisioni, relazioni e competitività. In questa prospettiva l’heritage può diventare una piattaforma strategica e relazionale, anche per motivare il lavoratore e per attrarre talenti che intendono lavorare in realtà aziendali nelle quali esistono valori centenari”.
“Il mio compito in Birra Peroni è stato quello di rintracciare il patrimonio aziendale da valorizzare – ha spiegato Daniela Brignone – E’ stato un lungo lavoro, siamo partiti con la monografia aziendale ma a disposizione c’erano anche 600 metri lineari di documentazione storica a scaffale, oltre a un contributo audiovisivo consistente in 14.000 filmati e 12.500 immagini. Oggi il Museo Peroni è diventato il luogo dell’identità e dell’innovazione permanente. Abbiamo da sempre creduto nella valorizzazione dell’heritage e l’heritage oggigiorno è dislocato in tutti gli asset aziendali di Birra Peroni”.
“L’heritage è per le aziende quello che il dna è per gli umani – ha detto Geo Lanza – Aggiungiamo poi che lo user di oggi, il visitatore che entra in un museo aziendale è un user molto attento e molto esigente. Il problema è come rendere emozionale lo spazio aziendale dedicato all’heritage. Il progetto principale è definire un’identità spaziale, dal momento che lo spazio aziendale dedicato all’heritage è uno spazio di iper-comunicazione. Ritengo che il concept rappresenti la metà del valore di un progetto.”
“La tecnologia svolge un ruolo importante nell’allestimento di un museo aziendale ma se i visitatori ricordano la tecnologia e non la storia dell’azienda che si intende raccontare, significa che abbiamo fallito – ha concluso Adele Magnelli – Ritengo altresì che la realtà virtuale sia una complessa ma utile. E’ poi importante dare voce nel museo alle persone che operano in azienda (fondatori, chi ci lavora, nuove generazioni) sia creare un’interattività con i visitatori. Interattività che si realizza quando stimoliamo i visitatori a cercare nel percorso museale qualche informazione in più. L’obiettivo è arrivare a un percorso di co-creation, in tal modo il visitatore si sente come l’elemento che è stato parte di un progetto”.



