L’Incontro d’Autunno della Unione Imprese Centenarie Italiane, in programma sabato 27 settembre, sarà anche l’occasione per immergersi nell’atmosfera densa di un fascino millenario del Castello di Brolio, la fortificazione simbolo del Chianti Classico e di proprietà del nostro associato più longevo: Barone Ricasoli.
Le origini del Castello risalgono all’Alto Medioevo, quando entrò in possesso della famiglia Ricasoli, grazie a uno scambio di terre di cui si ha testimonianza già nel 1141. Una storia molto lunga che ha lasciato tante tracce proprio in quel Castello che ormai identifica un territorio e il suo vino.
Ci sono i bastioni ricostruiti all’indomani dell’ultimo fatale assalto dei senesi, nel 1478, su disegno di Giuliano da Sangallo; un meraviglioso anello irregolare a pianta pentagonale; l’antico cassero costruito con la grigia pietra del luogo che oggi ospita la Collezione Ricasoli; un prezioso museo aperto al pubblico.
E poi l’imponente facciata che guarda verso Siena e che protegge la casa padronale, realizzata in stile neogotico e quindi con merli, trifore e archi acuti, in un trionfo di mattoni rossi che non ha altri esempi in zona e soprattutto non ha nulla del borgo fortificato, ultimo avamposto della Repubblica di Firenze, quale Brolio in realtà fu per secoli.
L’importante restauro fu voluto dal Barone Bettino Ricasoli, personaggio iconico della famiglia, imprenditore agricolo e grande statista, sperimentatore in campo viticolo e al tempo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri all’indomani dell’Unità d’Italia.
Il Barone attorno alla metà dell’Ottocento volle dare al suo Castello nuova dignità seguendo criteri ben chiari che discusse con l’architetto senese Pietro Marchetti: “Io assolutamente voglio uno stile severo e semplice. Sono fiorentino e ho bevuto dalla nascita alla severità, alla semplicità dei nostri più antichi edifizi”. Fiorentino sì, ma con uno sguardo rivolto a Siena, quasi un rimando al suo colore dominante, di quel cotto che caratterizza Piazza del Campo e il Palazzo Pubblico.
Tra i gioielli meno noti racchiusi tra le mura del Castello di Brolio ma che sicuramente merita grande attenzione per il suo valore storico e artistico, c’è la piccola chiesa di famiglia ancora consacrata e dove tutt’oggi si celebrano matrimoni, la Cappella di San Jacopo. Edificata in origine nel 1348, deve il suo aspetto attuale dalla grande opera di trasformazione della roccaforte Medievale in residenza nobiliare compiuta da Bettino Ricasoli alla fine dell’Ottocento.
Una delle storie meno note ma più straordinarie di questa ristrutturazione è la realizzazione di tre mosaici decorativi voluti dal Barone di Ferro per la Cappella e commissionati alla Compagnia Mosaici Murano Venezia, centro di eccellenza di quest’arte. La loro realizzazione fu molto travagliata e si protrasse per anni. Il Barone non approvò le prime proposte creative e successivamente rimase talmente deluso del primo mosaico realizzato a Murano –che rappresentava l’Annunciazione – che lo fece addirittura smontare tessera per tessera per ripartire da zero.
Al secondo tentativo per evitare “errori” commissionò dei cartoni preparatori a un noto pittore senese dell’epoca, Alessandro Franchi. I mosaici furono finalmente ultimati dopo 4 anni dall’inizio del progetto ma il loro posizionamento all’interno della cappella viene ulteriormente posposto perché il Barone acconsentì ad esporli in anteprima a Torino a un’esposizione artistica. Finalmente venne fissata la data dell’installazione dei mosaici nel luogo deputato, il 25 ottobre 1880. Bettino Ricasoli però non vedrà mai l’opera compiuta perché proprio il giorno prima il Barone morì improvvisamente. Ma aveva avuto ragione a non accontentarsi perché oggi i bellissimi mosaici sono tra le meraviglie “segrete” del Castello di Brolio.
Nel corso dei secoli il Castello ha subito assalti e distruzioni in numerose battaglie storiche: dai quattrocenteschi attacchi aragonesi e spagnoli alle dispute seicentesche, sino ai bombardamenti aerei e d’artiglieria della Seconda Guerra Mondiale.
Oggi il maniero, più volte ricostruito e modificato, porta i segni delle più diverse epoche: dai bastioni fortificati di stampo Medievale, agli inserimenti del Romanico e del Neogotico, sino alle specificità dell’Ottocento toscano.
In una successione continua di colori e sfumature, tra morbide colline, valli vellutate e fitti boschi di querce e castagni, il Castello di Brolio troneggia al centro dei terreni dell’azienda Ricasoli, la più estesa della zona del Chianti Classico. Sono 1.200 gli ettari totali, di cui 240 di vigneto e 26 coltivati a ulivo, nel comune di Gaiole in Chianti.


