Quando 55 anni fa Neil Armstrong mise piede sul suolo lunare, tutto il mondo fu pervaso da stupore, orgoglio e meraviglia. Sui giornali di allora fu scritto che ‘gli esseri umani, da oggi, possono viaggiare con la loro mente ovunque nell’Universo e possono sperare di concretizzare idee e progetti anche su un altro pianeta, che certamente prima o poi sarà raggiungibile’.
In realtà in quegli anni lo sbarco sulla Luna non rappresentò un risultato ‘fine a sé stesso’ ma un modo per mostrare al mondo le straordinarie capacità dell’America. Infatti dal 1972 gli astronauti non si sono allontanati dalla superficie terrestre più di 500 chilometri. Quella prima fase della presenza umana nello Spazio, essenzialmente nata da motivazioni politiche ed anche militari, sta per essere superata. Infatti negli ultimi 20 anni la situazione è mutata notevolmente e sono ormai andati i giorni quando i viaggi spaziali erano ambiti esclusivi dei governi e delle loro ben finanziate agenzie.
Oggi siamo di fronte all’apertura di una vera e propria Nuova Frontiera: la ‘Space Economy’. Ormai ha già messo profonde radici una prima generazione di imprenditori, come Jeff Bezos ed Elon Musk, che, dopo aver fatto fortuna con l’economia di Internet, si sono impegnati nell’industria spaziale con imprese come Blue Origin e SpaceX.
A guidare l’esplosione della commercializzazione dello Spazio è stata la crescente richiesta di dati e di tecnologie spaziali indispensabili per la realizzazione di satelliti sempre più sofisticati da utilizzare in un’ampia varietà di campi: dalla comunicazione all’agricoltura, dalla navigazione aerea e navale alle previsioni del tempo, dal controllo dell’inquinamento dei mari al monitoraggio dei cambiamenti climatici … fino allo sfruttamento tecnologico e biologico dell’assenza di gravità.
L’economia spaziale globale già lo scorso anno valeva ben 570 miliardi di dollari con un aumento del 7,4 % rispetto al 2022. Imprese private non-governative sono in grado di costruire a costi ridotti e in tempi più brevi vettori (razzi) in grado non solo di metter in orbita satelliti o installare in orbite lontane fantastici telescopi ma anche di traghettare nello Spazio una nuova categoria di turisti.
Tuttavia l’investimento nell’economia spaziale, come in ogni altro settore, non è privo di rischi, a partire quello tecnologico. Infatti l’industria spaziale si basa su tecnologie sempre nuove: la competizione è agguerrita e non è facile mantenere un vantaggio competitivo. Inoltre le operazioni spaziali comportano rischi operativi significativi, come fallimenti nei lanci o perdite di satelliti, che possono impattare pesantemente sugli investimenti. Tuttavia questi rischi non stanno rallentando la conquista commerciale dello Spazio.
Questo imponente sviluppo porta con sé una gran quantità di domande sul futuro delle attività aerospaziali: dal rispetto da parte delle imprese private della legislazione internazionale che regola l’uso dello Spazio, all’impatto di eventuali scoperte scientifiche ‘private’ e, non ultimo, al controllo di possibili ‘ambizioni individualistiche’. Quindi non si può escludere che la geopolitica extra-atmosferica rischi di far precipitare la ‘space economy’ nell’abisso di controversie o addirittura di guerre spaziali. Ci sono voluti anni per trovare un’intesa su principi che hanno regolato fino ad oggi l’attività spaziale. Ma ormai il modello bipolare Usa-Russia è stato superato e sullo scacchiere geopolitico si stanno affacciando nuovi player come la Cina ma anche ome l’Europa e l’India.
Questi nuovi protagonisti in entrata non trovano attualmente regole ad hoc per la ‘space economy’ e per di più nei loro interessi ci sono nuove attività che necessitano addirittura di essere regolamentate per la prima volta, come il turismo spaziale o lo space mining, cioè l’estrazione di minerali rari da asteroidi o dal suolo di altri pianeti. Secondo le regolamentazioni vigenti, esattamente come avviene per le acque internazionali e per l’Antartide, lo Spazio non è appropriabile né tramite rivendicazioni di sovranità né tramite uso o altre strategie. Quindi, a livello internazionale, non è affatto possibile appropriarsi né della Luna né di Marte od altri corpi celesti e non è neanche possibile disporne. Spetterà dunque agli Stati di provenienza di assicurare che gli operatori privati si comportino in ossequio ad un rinnovato diritto internazionale. Così come nessuno ha mai colonizzato le acque internazionali, nessuno può legittimamente pensare di colonizzare i corpi celesti … anche se Neil Armstrong e Buzz Aldrin, i primi uomini sulla Luna, hanno piantato la bandiera a stelle e strisce sul suolo lunare. Ma se lo Spazio diventa troppo affollato, i “gentleman’s agreement” rischiano di non essere più sufficienti.
A complicare la situazione c’è anche il fatto che lo spazio è tridimensionale e dunque richiede regole sui tre assi cartesiani: a dimostrazione di questo basta ricordare che due anni fa la Cina ha denunciato all’ONU di essere stata costretta a spostare due volte la sua stazione spaziale per evitare una collisione con i satelliti Starlink di SpaceX (Elon Musk), che stanno offrendo connettività gratuita agli ucraini per guidare i droni militari e difendersi così dall’invasione russa.
In conclusione la Space Economy è ormai un asset cruciale e le tecnologie spaziali, in sinergia con l’innovazione digitale, sono una importante leva di crescita economica: tuttavia è augurabile, anzi indispensabile, che l’imprenditorialità che opera nello Spazio non diventi centenaria prima che sia fissata una legislazione internazionale che ne disciplini le attività.


