La ricchezza nelle parole: l’importanza della comunicazione

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Ingiustamente non ci viene spontaneo includere le innovazioni nel campo della comunicazione tra le invenzioni e le scoperte che hanno cambiato la qualità della nostra vita. Di certo le moderne tecnologie della comunicazione (radio, telefono e fibre ottiche) hanno reso più piccolo il mondo, riuscendo a distribuire ovunque immense quantità di idee, pensieri, analisi ed immagini in frazioni di secondo.

Un successo costruito a partire da 10000 anni fa quando, per tramandare nel tempo informazioni importanti fu inventata la scrittura. All’inizio erano semplici segni o tacche incisi sulla creta fresca, che nel 3500 a.C, ad opera dei Sumeri, si trasformarono nella scrittura cuneiforme. Poi vennero i geroglifici egizi e i pittogrammi cinesi ed infine, verso il 1700 a.C, i Semiti introdussero l’alfabeto, che permetteva di costruire ogni tipo di parola con un numero limitato di segni. Da allora sono nati tanti tipi di alfabeto: dal Greco al Cirillico, dall’Etrusco all’Arabo, dall’Ebraico al Latino e molti altri ancora. La genialità dell’alfabeto lasciava però aperto il problema di conservare su tempi lunghi quanto si era scritto. A questo scopo gli egizi usarono le proprietà fibrose del papiro  (un’erba palustre); greci e romani, oltre che sul papiro, scrissero anche su tavolette cerate e sul ‘vellum’, una pergamena particolarmente fine ottenuta di solito con la pelle di vitelli. Tuttavia tutte queste soluzioni non consentivano la stesura di testi voluminosi.

La soluzione fu trovata dai Cinesi che, nel primo secolo d.C, introdussero la carta e sempre in Cina, nel 700 d.C. fu inventata la scrittura a caratteri mobili (che Gutenberg reinventò a metà del 1400). Se la carta e i caratteri mobili aprirono la strada alla diffusione delle conoscenze umane, le innovazioni tecnologiche che si sono affermate a partire dalla metà dell’Ottocento hanno portato all’accelerazione globale dei processi di scrittura: nel 1860 vedono la luce le macchine da scrivere, nel 1940 le fotocopiatrici, nel 1960 le stampanti laser, nel 1989 il World Wide Web e poi ancora gli schermi LCD dei computer e gli ‘e-books’. Ma per globalizzare la comunicazione non basta il poter scrivere con facilità: occorre diffondere le informazioni con semplicità e velocità.

Grazie alle nuove conoscenze sull’uso pratico dell’elettricità nel 1844 Morse inventò il telegrafo a due fili…che, a guardar bene, era solo un’implementazione elettrica del semaforo! Poi si mparò a convertire il suono in segnali elettrici, che potevano essere trasportati in tempo reale attraverso cavi elettrici: così nel 1876 nacque il telefono, sulla cui paternità è ormai largamente condiviso il ruolo decisivo di Antonio Meucci. Telegrafo e telefono si sono poi evoluti nel telex (1930) e nel fax(1960). Di seguito, sostituendo i cavi elettrici con le fibre ottiche non solo i segnali hanno iniziato a viaggiare alla velocità della luce ma è anche diventato possibile trasmettere immagini sempre più definite.

Attorno al 1960 si fa avanti l’idea dei telefoni senza fili (wireless) e di lì a poco nascono i cellulari, che comunicano attraverso le onde elettromagnetiche gestite da antenne in grado di assicurare la copertura su quasi tutta la superficie terrestre. I cellulari rappresentano il ‘trionfo’ consumistico della radio, cioè dell’invenzione (1895) di Guglielmo Marconi, frutto di una magica commistione tra intuito scientifico e temerarietà imprenditoriale.

Da allora la velocità di cambiamento nel mondo dei mass media è cresciuta senza soste: se negli USA ci vollero 30 anni perché la radio raggiungesse 60 milioni di persone, la televisione raggiunse lo stesso risultato in15 anni ed ad Internet sono bastati tre soli anni, dalla nascita del Web. La storia delle innovazioni dei mezzi per la comunicazione di massa (ITC, Information and Communication Technology) può essere letta come una continua trasformazione dalla scarsità all’abbondanza. Fino alla prima metà del ‘900 le fonti di comunicazione ed i messaggi in circolazione erano un numero ristretto ma poi, nel giro di pochi decenni, il loro numero è aumentato in modo portentoso ed oggi si può parlare di una situazione di abbondanza…forse eccessiva. Tra il 1993 ed il 2009 nel mondo il numero degli utenti di Internet è passato da 10 milioni a 1,8 miliardi: tuttavia, come per altri beni di consumo, anche questa crescita non è uniforme. L’accesso ad Internet coinvolge il 78% della popolazione del Nord America e si riduce al 5% nel caso dell’Asia Meridionale.

Quindi c’è ancora largo spazio per ulteriori espansioni: questo però ci invita ancor più a riflettere sugli effetti sociali e culturali di questa rivoluzione. Di quanto aumenteranno e dove si concentreranno maggiormente le ‘fake news’?

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