Le origini della Scienza e una profezia

calendario maya

Storicamente in tutte le Culture si riscontra lo sforzo dell’Umanità volto a modellare il proprio habitat e a comprendere l’Universo che ci circonda. Il bisogno di accrescere le nostre conoscenze e la nostra capacità di creare il nuovo ha consentito una crescita incredibilmente rapida del sapere scientifico e della tecnologia. Fin dall’alba delle Civiltà tutti questi progressi si sono fondati su due radicate tradizioni culturali: quella del ‘scienza utile’, gestita di solido dalle autorità sociali, e quella della ‘scienza teorica’, il cui inizio viene comunemente associato alla Grecia antica.

Tuttavia, nell’analizzare   gli intrecci ed i cambiamenti storici di queste due tradizioni culturali, si farebbe un grande errore se si sottovalutassero i fondamentali apporti delle culture non-occidentali, che sono risultati essenziali per la costruzione della scienza moderna. Le radici della scienza sono piene di importanti contributi provenienti dalla Cina, dall’India, dall’America sia centrale che meridionale, così come dai molti imperi che si sono succeduti nel Medio Oriente a partire dall’antichità fino all’affermazione della cultura islamica.

E’ grazie alle molte conoscenze mutuate da queste lontane realtà che si sono potute rafforzare sempre più le conoscenze scientifiche e tecnologiche dell’Europa e del mondo occidentale. Così, seguendo la freccia del tempo, si scopre che circa 4000 anni fa nell’ antica civiltà babilonese furono necessità pratiche (per esempio, come contare le pecore di un gregge!) a portare alla creazione di un sistema numerico sessagesimale, cioè in base 60, che permetteva di dividere cicli chiusi in 360 gradi. L’uso di un sistema sessagesimale non è questione da poco: usando questo sistema i babilonesi riuscirono a stimare che il valore di p (pi greco) era pari a 3 1/8, quindi con un errore solo dello 0.6 percento. Inoltre è molto probabile che quella stessa civiltà già avesse familiarità anche con quello che a noi è noto come ‘teorema di Pitagora’.

Tuttavia non furono soltanto le necessità a stimolare il progresso scientifico nelle antiche civiltà: anche il regolare ripetersi di eventi naturali permise nel passato lo sviluppo di varie discipline scientifiche. Infatti dopo l’osservazione e l’attenta registrazione di eventi, che inizialmente sembravano casuali, spesso fu possibile mettere a fuoco un comportamento regolare. Ecco quindi che in testi religiosi dell’induismo (Vedas), scritti in India tra il 1500 ed il 1000 a.C,  si scopre che l’anno poteva essere diviso in 12 mesi lunari, ai quali di quando in quando veniva aggiunto un ulteriore mese per mettere in fase l’anno solare con quello lunare.  In un altro testo religioso (lo Shulba Sutras, scritto intorno all’800 a.C)  sono trattati argomenti matematici, quali le radici quadrate e la ‘quadratura’ del cerchio. Ma il più importante contributo alla matematica da parte della civiltà Hindu è l’introduzione del sistema decimale che ancor oggi è usato in tutto il mondo: i ‘numeri arabi’ è in India che ebbero la loro origine, apparendo per la prima volta negli Editti della Roccia dell’imperatore Asoka (terzo secolo a.C). Non meno importanti sono stati i contributi della Scienza cinese.

Nel secondo secolo a.C, vide la luce in Cina il trattato matematico ‘Nove Capitoli sull’Arte Matematica’, che contiene sviluppi sia nell’algebra che nella geometria e dove, per la prima volta, sono introdotte quantità negative. Nel quinto secolo dell’era volgare fu il cinese Zu Chongzhi a valutare il ‘pi greco’ con ben 6 cifre dopo la virgola. Non meno precisi furono i matematici e gli astronomi mesoamericani delle civiltà precolombiane: l’accuratezza del calendario Maya era paragonabile a quello Egizio ed in entrambe le Culture l’anno possedeva 365 giorni. Già nel primo secolo dell’era volgare i Maya usavano lo zero, quindi molti secoli prima della sua apparizione in Europa e nell’Asia.

Ma la cosa più affascinante è che sia i Maya che gli Atzechi facevano uso anche di un altro calendario composto di 260 giorni, ottenuto sommando insieme per 13 volte intervalli di 20 giorni… e i 260 giorni rappresentano un’ottima approssimazione sia della gestazione umana sia dei cicli agricoli alla latitudine dell’America centrale. I 260 e 365 giorni venivano contati simultaneamente e così ogni 52 anni i due calendari tornavano in fase e, secondo gli Aztechi, in quell’anno il mondo correva il rischio di essere distrutto!

Auguriamoci che il 2024 non sia un anno nel quale i due calendari mesoamericani ritornino in fase.

 

 

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