Socrate fu tra i primi a sostenere un progetto che al suo tempo sembrò frutto solo della fantasia: “l’Uomo deve staccarsi da terra, arrivare in cima all’atmosfera ed andare oltre: solo così riuscirà a capire pienamente il mondo nel quale vive”.
Già prima di lui, molti altri avevano fantasticato di librarsi nel cielo: 5000 anni fa si favoleggiava che il re-pastore sumero Etana avesse raggiunto il cielo in groppa ad un’aquila, poi c’erano le novelle orientali che raccontavano di un magico tappeto volante (Le mille e una notte), mentre i Greci raccontavo leggende su un cavallo volante (Pegaso) o sul disperato volo di Icaro verso il sole.
Solo duemila anni dopo Socrate la Storia ci parla di veri e propri intrepidi inventori, impegnati a trasformare in realtà il sogno del grande filosofo: tuttavia in pochi erano coloro che pensavano che l’Uomo sarebbe riuscito ‘ a staccarsi da terra’. Ancora nel 1896 Lord Kelvin, autorevolissimo scienziato, scriveva: “Posso affermare con certezza che macchine più pesanti dell’aria non possono assoltamente volare…a parte le mongolfiere”. Sette anni più, nel 1903, due geniali fratelli, Wilbur and Orville Wright, dimostrarono che Kelvin aveva assolutamente torto: il sogno visionario di Socrate era diventata realtà!
Fino ad allora gli esseri umani avevano volato solo con la fantasia, anche se non erano mancati pioneristici tentativi. Già nel nono secolo dopo Cristo, Abbas Ibn Firnas, una sorta di ‘Leonardo da Vinci’ andaluso, si gettò da una torre sbattendo delle ali fissate al suo corpo…e riuscì a volare per qualche metro. Soltanto nel 1700 fu abbandonata la speranza di emulare il volo degli uccelli e fu presa in considerazione l’idea di utilizzare anche nell’aria (fluido gassoso) il principio di Archimede, che spiega come navi per quanto pesanti possano gallegiare sull’acqua (fluido liquido).
Nel 1783 i fratelli francesi J. Étienne and Joseph M. Montgolfier dettero concretezza a questa idea costruendo con carta e stoffa un pallone aerostatico che, riempito con aria calda, salì fino a 900 metri. Ma in realtà non era niente di veramente nuovo: si pensa che i bambini cinesi, più di 15 secoli prima, giocassero con ‘macchine volanti’ molto simili, fatti con gusci d’uova al cui interno facevano bruciare dei piccoli rametti!
Oltre che galleggiare nell’aria, c’erano modi migliori per volare? Sembra proprio di sì: intorno all’anno 1000 un giovane monaco inglese, Eilmer di Malmesbury, provò a volare come un aliante fissando due ali, molto rozze, al suo corpo: lanciandosi dal campanile della sua abbazia volò più volte per tratti lunghi oltre 200 metri prima di schiantarsi a terra rompendosi entrambe le gambe così gravemente da rimanere zoppo per tutta la vita. Ma non fu un sacrificio inutile: nel 1804 il ricordo di quell’evento spinse Sir George Cayley a disegnare un aereo ad ala fissa ottimizzando il profilo delle ali per massimizzare la spinta verso l’alto: nel 1853 fu lanciato il primo prototipo con pilota a bordo, aprendo la strada alla Scienza dell’Aerodinamica.
E’ da quell’evento che nasce l’avventura di Wilbur and Orville Wright, due costruttori di biciclette che però erano anche aggiornati sugli ultimi sviluppi dei nuovi motori nel campo dei trasporti. Nel 1903 i due fratelli, installando un motore a benzina da 12 cavalli su un aliante, realizzarono il primo aeroplano a propulsione autonoma: il Flyer. Oggi i successori della loro azienda di biciclette potrebbero associarsi all’Uici, fornendo un ulteriore esempio di come l’ingegno imprenditoriale, il coraggio e la determinazione possano dare vita a risultati determinanti per il progresso umano.


