Per la Scienza il trascorrere del Tempo inizia con la nascita dell’Universo e il suo corso è rappresentato da tutti i cambiamenti di spazio e di materia che osserviamo. Tutto quello che si muove nello spazio viene studiato anche in relazione al tempo. La Terra ruota sia attorno al proprio asse e sia attorno al Sole: queste rotazioni permettono la distinzione tra giorno e notte e tra primavera, estate, autunno e inverno.
I greci indicavano col termine kronos l’aspetto quantitativo dello scorrere incessante delle ore, dei giorni, degli anni, ma usavano anche un secondo termine, kairos, per definire ciò che, per ciascuno di noi, sono gli elementi qualitativi e soggettivi del tempo, indeterminati e indefiniti (il fato). Nella Fisica classica, l’evolversi della realtà è indipendente da ogni eventuale osservatore: di conseguenza ciò che interessa la Scienza è solo e soltanto è il kronos.
La base di tutte le nostre conoscenze scientifiche (e di conseguenza del progresso tecnologico) si fonda sulla relazione che lega il divenire della Natura a kronos: se ad un certo istante del tempo si conoscono posizione e velocità, masse e forze agenti di ogni componente di un qualsiasi sistema fisico (l’Universo, le galassie, il sistema solare o l’atmosfera terrestre…), allora si conosce l’evoluzione di quel sistema sia nel futuro che nel passato. Che si tratti della Gravitazione di Newton, dell’Elettrodinamica di Maxwell, delle Relatività speciali e generali di Einstein o della Meccanica Quantistica, tutte le equazioni che meglio descrivono il nostro Universo funzionano perfettamente sia che il tempo scorra in avanti sia che scorra all’indietro.
Laplace (1749-1827) sottolineò come tutto questo dia alla Scienza un’incontestabile capacità di predire: “Lo stato attuale del sistema della Natura consegue evidentemente da quello che era all’istante precedente…Dobbiamo dunque considerare lo stato presente dell‘Universo come effetto del suo stato anteriore, e come causa di quello che seguirà. Ad un dato istante se una intelligenza che conoscesse tutte le forze da cui è animata la Natura e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono, se fosse inoltre abbastanza vasta da sottoporre questi dati all’analisi, abbraccerebbe nella stessa formula i moti dei più grandi corpi dell’Universo e quelli dell’atomo più leggero.”
Ma c’è qualcosa che non torna. Mentre quasi tutti i processi fisici a livello microscopico sono simmetrici rispetto al tempo, a livello macroscopico i sistemi isolati obbediscono alla seconda legge della termodinamica, secondo la quale il grado di disordine aumenta con il tempo in modo spontaneamente irreversibile. Non si riesce a far emergere un cubetto di ghiaccio da un bicchiere di acqua calda ma si può trasformare in acqua calda un cubetto di ghiaccio; possiamo trasformare un uovo in una frittata ma non il viceversa; il latte si mescola con il caffè ma poi non sappiamo separarli; le persone nascono, invecchiano e muoiono.
Nei macro sistemi (quelli più legati alla nostra vita) kronos sembra saper camminare in una direzione sola: esiste una freccia del Tempo. Questa percezione del tempo è in sostanza il risultato dell’inesorabile e continuo riarrangiamento di stati iniziali in successive configurazioni meno ordinate. Infatti in ogni sistema composto da molti elementi il Tempo si manifesta come un’illimitata sequenza di stati differenti, disordinati ed irreversibili: indietro non si torna! Il disordine di uno stato è quantificato da una grandezza, misurabile, detta entropia…e l’entropia sa solo crescere, col risultato che nell’Universo la confusione cresce sempre.
E’ questo che dà al tempo una direzione: tornare indietro significherebbe diminuire il disordine e questo la Natura non sa farlo. A periodi, spesso lunghi, di stabilità (entropia quasi costante) si alternano condizioni d’instabilità caotica (cioè biforcazioni irreversibili), dove il caso diventa dominante per il successivo sviluppo di un qualunque sistema. I processi caotici di un sistema trovano origine nei suoi stessi elementi, che, interagendo tra di loro in modo non lineare, influiscono gli uni sugli altri generando comportamenti e proprietà collettive più complicate: questo rende la evoluzione a lungo termine di un sistema difficilmente prevedibile.
Ma la previsione non è l’essenza della Scienza: lo sono la comprensione e la spiegazione. Di certo il presente determina il futuro ma, come affermò Edward Lorenz nei suoi studi sul caos, ‘le approssimazioni del presente non determinano approssimativamente il futuro’: infatti ogni sistema con un significativo grado di complessità, essendo estremamente sensibile alle condizioni iniziali, è difficilmente prevedibile.
Quando si creano spontaneamente novità e non esiste prevedibilità a lungo termine, il controllo umano è illusorio o comunque di limitata efficacia. Se questo è sicuramente vero per i sistemi fisici, non sempre vale per i sistemi sociali per il ruolo svolto dal management delle organizzazioni in generale e delle imprese in particolare e dal loro agire bene o agire male. Nel campo sociale un sistema può raggiungere lo stesso stato finale partendo da differenti condizioni iniziali e attraverso differenti cammini, grazie alla capacità del management di fare previsioni, di esercitare controlli e di applicare correttivi. Ma c’è una cosa che è vera in ogni campo: non esiste un futuro senza un passato. Sarebbe insensato parlare di ‘domani’ se non ci fosse l’ ‘oggi’ e non ci fosse stato l’ ‘ieri’.


