La scossa: dalla forza bruta all’agire intelligente

elettricita

Zeus, il più potente tra gli dei, aveva a sua disposizione un’arma straordinaria: i fulmini. I nostri antenati ne erano terrorizzati e sarebbero rimasti più che stupiti se avessero saputo che ogni fulmine avrebbe potuto tenere accese più di 100 lampadine per un giorno intero o per abbrustolire 20000 fette di toast.

In realtà già 2500 anni fa gli antichi Greci avevano una qualche nozione di quei fenomeni, ma di certo non avevano alcuna idea di come usarli per illuminare case e strade o per produrre lavatrici o computer.

Fin dal VII secolo a.C. erano note le proprietà magnetiche di alcuni corpi: ad esempio era stato osservato che pezzi di magnetite (una roccia di ossidi di ferro) erano in grado di attirare o respingere altri pezzi dello stesso materiale.  Attorno al 550 a.C. fu Talete, insigne matematico e filosofo greco, il primo a descrivere questo fenomeno e studiò anche le proprietà dell’ambra che, se viene sfregata, attrae altri pezzetti di materia: il nome greco dell’ambra era elektron (ἤλεκτρον) ed è da qui che nacque la parola «elettricità». Questa proprietà della materia è sempre stata sorgente di grande fascino, ma la sua comprensione scientifica è stata lenta.

E’ nel 1600 che per la prima volta viene usato il termine ‘elettricità’ e solo nel 1733 si capì che esistevano due tipi di carica elettrica. Ma sarà solo agli inizi dell’Ottocento che gli studi sull’elettricità assumeranno forma scientifica e alla fine di quello stesso secolo si erano già sviluppati quattro grandi settori dell’industria elettrica: la telegrafia, la telefonia, la radiotelegrafia e la distribuzione di energia elettrica. Fu così che in Occidente la rivoluzione industriale poté contare fin da allora di alcune tra le più sofisticate tecnologie ancor oggi esistenti.

Il tratto caratteristico di questa tecnologia elettrica ottocentesca è il suo svilupparsi all’interno di laboratori scientifici: effetti e principî scoperti con lo scopo principale di comprendere i processi naturali fondamentali si trasformarono in tecnologie innovative e tuttora fondamentali.  Cioè nel caso dell’elettricità si trasferirono conoscenze scientifiche dai laboratori agli ambienti molto più duri ed impegnativi del mercato. Proprio per questo, nonostante le loro radici scientifiche, gli esperti di elettricità cominciarono presto a considerarsi più artigiani che non fisici applicati.

Erano ‘scienziati-imprenditori’ geniali, dotati di un grande spirito visionario. Tuttavia le loro sorprendenti previsioni (come quella di A.Thomas Edison: “Tra 15 anni si userà l’elettricità più per le auto che per la luce.”)  si dovettero confrontare non solo con chi si opponeva al nuovo (“Finita questa mostra, di luce elettrica non sentiremo più parlare.” frase pronunciata nel 1878 all’Esposizione di Parigi  da Erasmus Wilson, rispettatissimo chirurgo), ma anche  con chi lo ostacolava per interessi personali ( “Fantasticare con la corrente alternata è solo una perdita di tempo. Nessuno la userà, mai.” e questa volta a parlare è lo stesso Edison che voleva ridicolizzare le argomentazioni del rivale George Westinghouse a favore della corrente alternata!). Ma l’epopea dell’elettricità non è finita con quei tempi gloriosi.

Ancora oggi l’elettricità, usando molta corrente di energia elettrica, continua a permetterci di svolgere un enorme numero di attività, dal far viaggiare i treni a far funzionare le strumentazioni industriali; ma col tempo ci ha regalato anche un altro bene prezioso: l’elettronica.  Questo è un uso dell’elettricità completamente diverso: ci dà la possibilità  di controllare processi complessi con quantità incredibilmente piccole di corrente, addirittura usando talvolta solo una manciata di elettroni! Piccole correnti elettriche mettono in funzione i nostri cellulari, i nostri personal computer e un’infinità di altra strumentazione, che ormai fa parte integrante della nostra vita…e pensare che tutto è iniziato con un pezzetto d’ambra.

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