Il bronzo e la cera: monumenti d’arte, di scienza e di tecnologia

perseo

La storia dei manufatti artistici di fusione inizia nel terzo millennio a. C. nella civiltà sorta a Mohenjo-Daro nell’attuale Pakistan, dove si trovano le prime fusioni piene, ottenute con stampi in pietra, in terracotta o in sabbia. Il metodo delle fusioni piene era immediato, ma per contenerne il peso poteva essere applicato solo per opere di dimensioni ridotte.

Nell’area mediterranea è solo a partire dal VI secolo a.C. che si trovano le prime fusioni piene, dai bronzi nuragici sardi alle coeve opere greche. E fu proprio in Grecia che avvenne una vera rivoluzione tecnica con l’introduzione della fusione a cera persa. Questo metodo prevede che si modelli nell’argilla la forma della scultura (anima); poi su questa si stende uno strato di cera, definendo accuratamente tutti i dettagli; infine si stende un altro strato di argilla che crea un involucro ben compatto e aderente, munito di varie aperture verso l’esterno (sfiatatoi), utilizzate come vie d’uscita per la cera fusa e di ingresso per colare il bronzo fuso.

Nel III sec a. C.  fu introdotto il sistema degli stampi in gesso a tasselli che permette di ottenere più copie da uno stesso modello e gli aggiornamenti successivi sono stati così tanti e vari da rendere difficile la ricostruzione storica della fonderia durante i secoli. Merita però ricordare che il Cellini fondeva ancora con il sistema dell’anima modellata ricoperta di cera e che fu il Vasari a descrivere come novità l’uso delle forme in gesso smontabili a tasselli. 

Per secoli la gloria è stata raggiunta producendo fusioni di grande dimensioni in un solo getto e tra queste è doveroso menzionare la statua equestre di Carlo IV di Borbone a Città del Messico, fusa nell’agosto del 1802 in un solo getto di circa 50 tonnellate: però, per la rifinitura finale, furono necessari ben quattordici mesi di lavoro! Grazie all’introduzione della saldatura elettrica i vari manufatti hanno iniziato ad essere realizzati suddividendoli in “pezzi” di circa cm 150×100, poi messi insieme e saldati tra di loro: in questo modo le opere di grandi dimensioni non rappresentano più una vera e propria sfida tecnologica.

Oggi, oltre che per opere artistiche, la fusione a cera persa ha largo uso anche nell’industria in quanto garantisce  un’elevata fedeltà e grande precisione anche per minimi dettagli. Infatti la cera è una sostanza duttile, malleabile, resistente, morbida e altamente plastica e quindi in grado riprodurre anche minimi particolari: su un pezzo di cera è persino possibile lasciare le proprie impronte digitali e quelle stesse impronte finiranno per essere trapiantate sulla superficie di bronzo. Nessun altro procedimento arriva a simile precisione e non stupisce che siano costruiti in cera persa persino le pale interne dei motori degli aerei a reazione, pale che devono sopportare velocità periferiche di circa 450m/s e resistere a temperature superiori ai 1200 gradi.

Per secoli, e ancora oggi, la realizzazione dei grandi bronzi artistici ha offerto uno dei più affascinanti esempi del connubio tra arte e tecnologia. I più recenti studi storici sulla realizzazione dei grandi bronzi mostrano che i cambiamenti delle tecniche di fusione sono stati decisivi per i cambiamenti stilistici ed è ormai dimostrato che il mondo degli artigiani e degli esecutori materiali delle statue in bronzo è stato strettamente collegato, se non coincidente, con quello degli artisti dei grandi bronzi. Proprio per questo le caratteristiche tecnologiche di ciascuna delle più grandi ‘botteghe artigiane’ della storia permettono di datare i grandi bronzi del passato: è il caso della Lupa Capitolina fusa in età medioevale, ma per decenni considerata da molti studiosi di età etrusca.

Anche i risultati sulle indagini tecniche eseguite a Firenze sui Bronzi di Riace hanno permesso di superare incertezze lasciate dalle interpretazioni storico-artistiche, mostrando le grandi potenzialità offerte dalle ricerche interdisciplinari dell’archeometria. Il coinvolgimento delle cosiddette scienze esatte in questi studi sta producendo una vera e propria rivoluzione nel modo di vedere i reperti antichi, guardando più da vicino la ‘materia’ propria delle opere studiate e ricercando, oltre all’evoluzione delle forme e degli stili, anche i cambiamenti nelle tecniche esecutive. In questo modo si sta scoprendo, a fianco del quadro storico dell’evoluzione artistica, anche un mondo fatto non solo di creatività estetica ma anche di impegno fisico e di inventiva artigianale.

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